Senza immigrazione l’Italia è un paese demograficamente morto

di Beatrice Pizzini –

Nei primi anni del nuovo millennio, in Italia c’erano circa 550.000 nati all’anno e un numero di morti più o meno corrispondente (con un saldo leggermente negativo). Il crollo delle nascite nel 2021 sotto quota 400.000, previsto dall’Istat, non è solo l’effetto del Covid, ma di una tendenza in corso da anni. Nell’ultimo anno pre Covid, il 2019, le nascite furono 420.000 e i morti quasi 200.000 più dei nati. Nel 2050 gli over 65 anni saliranno a un terzo della popolazione complessiva, mentre oggi sono un quarto.

Il deterioramento della struttura della popolazione italiana comporta come unico possibile fattore di riequilibrio l’immigrazione di giovani e famiglie, in grado di rendere l’Italia un Paese non solo economicamente, ma demograficamente vivo. Il fatto che l’immigrazione economica di stranieri continui a essere considerata una minaccia alla sicurezza e alla stabilità sociale dell’Italia dimostra quanto la percezione e la rappresentazione dei fatti sia scollegata dalla realtà e quali rischi per il benessere e i diritti degli italiani, di antica e nuova cittadinanza, derivino da questa cecità politica.

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