Scuole aperte, ma con regole più semplici. La lezione della pandemia che non abbiamo appreso

Emanuele Pinelli –

Gli ultimi due anni dovrebbero averci insegnato qualcosa sulla scuola in tempo di Covid.

Ci hanno insegnato che i mesi di didattica web in realtà sono mesi di poca o nessuna didattica, soprattutto per centinaia di migliaia di alunni delle aree interne, dove una buona connessione Internet non si può avere neanche pagando.

Ci hanno insegnato che la scuola in sé è uno spazio sicuro, in cui valgono regole severe sull’utilizzo dei dispositivi di protezione e sui distanziamenti: se al momento, tra i giovanissimi, i contagi crescono più che tra gli adulti, è solo perché sono meno vaccinati. Ma se la scuola chiude mentre tutto il resto rimane aperto, l’effetto della didattica web sulla riduzione dei contagi tra i giovani risulta nullo o controproducente.

Ci hanno insegnato infine, per quanto sia triste ammetterlo, che la soluzione più ovvia (spostiamo in avanti di due settimane il calendario scolastico per scavalcare il picco) non è praticabile: nonostante sui contratti dei docenti ci sia scritto a chiare lettere che si lavora fino al 30 giugno, e per chi è a tempo indeterminato anche fino a metà luglio, nessun governo sostenuto da PD e M5S avrà mai la forza di pretenderlo davvero, dato che entrambi i partiti hanno un proprio feudo elettorale nel personale scolastico.

Dunque bisogna andare avanti, provarci fino in fondo e attraversare il picco di Omicron con le scuole aperte. Ad alcuni ragazzi capiterà di restare lo stesso a casa collegati online, ma saranno eccezioni temporanee e disciplinate da un regolamento chiaro: tutt’altra cosa rispetto a una serrata generale dalla quale non sapremmo se ci sarebbe ritorno.

Quello che il governo può fare però è semplificare al massimo la vita alle scuole, e specialmente ai loro referenti Covid. Eliminando, ad esempio, l’assurda differenza tra la sorte degli alunni vaccinati e non vaccinati nel caso di due compagni positivi. Montagne di burocrazia, certificazioni da ricevere, e-mail da spedire, che scomparirebbero se la procedura fosse uguale per tutti, come del resto diventa quando i positivi sono uno o tre. Il derby tra governisti per le aperture e antigovernisti per le chiusure non ha senso: si può e si deve promuovere la sopravvivenza del servizio scolastico, criticando però quelle misure del governo che non sono d’aiuto alla causa.

Lascia un commento





Schermata 2022-01-26 alle 09.29.10

La politica che produce declino. Il ritorno dello spread, il ritorno della realtà

Di Maio

Onorificenze agli uomini di Putin. Di Maio schiera l’Italia con Mosca

DE-ROMANIS_Veronica-e1624607476545

Ha ragione Veronica De Romanis, sul Mes l’Italia continua a sbagliare