Riforma fiscale. C’è un solo modo per ridurre le tasse: ridurre la spesa

Le misure fiscali contenute nella legge di bilancio sono certamente una buona notizia. Tagliare del 4% il gettito Irpef è un passo significativo perché l’imposizione è nel nostro paese particolarmente sbilanciata sui redditi da lavoro. La scelta di concentrare gli 8 miliardi di tagli di imposte solo sull’Irpef, per beneficiare il maggior numero di persone, non è però detto che possa dare un contributo significativo alla crescita.

Rimane comunque evidente che qualunque vera riforma fiscale in Italia è ostacolata dalle rigidità di un bilancio ingessato da una spesa previdenziale fuori controllo e da un debito pubblico altissimo, che nel quadro pandemico è cresciuto con interessi sostenibili, ma che non godrà nei prossimi anni di queste condizioni così eccezionali e non potrà contare in eterno sui crediti dell’Ue e sulle garanzie della BCE.

In Italia continua invece a dominare una retorica “anti-austerità” per la quale il Covid avrebbe rappresentato un cambio di paradigma irreversibile delle norme europee in materia di finanza pubblica e della stessa politica monetaria. È bene togliersi di testa questa chimera.

Gli spazi per una riforma che riduca l’imposizione passa da una politica che riduca significativamente la spesa pubblica. L’illusione che più deficit produca insieme più debito e più crescita e quindi più gettito per “abbassare” le tasse è esattamente lo schema Ponzi della finanza pubblica che ha portato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90 del secolo scorso l’Italia a un passo dal default e di cui si pagano ancora le conseguenze.

Ovviamente ridurre e riqualificare la spesa pubblica, visto che attorno ad essa si è consolidato un patto politico sociale disfunzionale, ma reale, è qualcosa di politicamente molto complesso, ma non per questo meno necessario.

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