Pensioni: dopo quota 100, meglio quota 0 (zero)

– di Mattia Di Berti e Ariela Briscuso

La posizione del Governo su quota 100 è molto meno “generosa”, cioè lassista, di quella dei sindacati o dei partiti, che chiedevano di rinnovare la misura o di sostituirla con altre opzioni, tutte destinate a costare decine di miliardi nei prossimi decenni.

Nello stesso tempo, la scelta di quota 102 nel 2022 e 104 nel 2023, pur essendo assai meno costosa, è destinata a lasciare aperto un meccanismo di deroga alla Riforma Fornero, a rendere normali le eccezioni alla disciplina previdenziale ordinaria e soprattutto a far proseguire una trattativa lunghissima, che farà crescere il costo e l’iniquità del possibile accordo parlamentare.

I problemi legati alla situazione di oggettivo bisogno di disoccupati vicini all’età pensionabile, come segnala da mesi Giuliano Cazzola, possono essere affrontati mediante l’Ape social, non con deroghe generalizzate all’età di pensionamento, che come dimostra l’esperienza di quota 100 coinvolge pensionati con una lunga carriera lavorativa e tutt’altro che bisognosi.

Leggi e firma a questo link la petizione di Italia Europea DOPO QUOTA 100, NON UN EURO IN PIÙ PER LE PENSIONI ANTICIPATE

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