Le critiche sbagliate di Gratteri al ddl Cartabia

di Marco Campione

Porto il massimo rispetto per il lavoro di Nicola Gratteri. Ho parlato con lui in un paio di occasioni e mi ha dato l’impressione di essere un professionista appassionato, competente e sinceramente convinto di essere nel giusto. Sul fatto che rischi la propria vita per fare tutto questo non ho il minimo dubbio e penso che chi sminuisce questo aspetto, solo perché non condivide le idee di Gratteri, faccia un pessimo servizio alla nostra comune causa garantista: dobbiamo sempre saper distinguere la critica alle azioni (sempre legittima) da quella alla persona.

Ciò doverosamente e convintamente premesso, penso che la principale critica di merito alla riforma Cartabia che Gratteri porta avanti sia profondamente sbagliata. Qual è questa critica? Il Procuratore Capo di Catanzaro afferma che sarebbero colpiti in particolare i maxi processi perché con il limite a 3 anni per l’appello nei processi con molti imputati questo “vuol dire non assicurare che tutto venga adeguatamente analizzato con la dovuta attenzione”.

Ecco, parliamone. Siamo così sicuri del fatto che rinviare a giudizio centinaia di persone alla volta sia il modo migliore per svolgere accuratamente la verifica processuale delle ipotesi di reato avanzate dalla magistratura inquirente? Ma se il problema non fossero i tempi per l’improcedibilità, ma proprio i processi monstre? Mi perdonerete la banalizzazione, ma serve a chiarire il mio pensiero. A me sembra che chiedere tempi infiniti per processi con centinaia di imputati sia un po’ come se un dipendente chiedesse una pausa pranzo di tre ore perché altrimenti non riesce a finire il suo pasto da 12 portate, con l’argomento che altrimenti sarà costretto a ingozzarsi.

Non sarebbe più salutare ridurre il numero delle portate? Su una cosa invece sono d’accordo con Gratteri: “A questo punto meglio la prescrizione del reato come era prima della riforma Bonafede”. Non va bene la mediazione proposta per non sconfessare l’ex Guardasigilli? Cancelliamo i suoi scempi allo stato di diritto e passa la paura.

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