L’agenda Draghi e il “partito che non c’è”. Confronto a Roma organizzato da Italia europea

Perché l’agenda di governo di Mario Draghi e la figura del presidente del Consiglio riscuotono un favore e credito molto ampio tra gli elettori, ma non esiste un partito (o anche solo un “progetto di partito”) in grado di rappresentare in modo altrettanto credibile la sua piattaforma europeista, liberale e riformatrice?
Quali sono le forme e i contenuti con cui promuovere questo “partito che non c’è” e quale collocazione deve avere in un quadro politico tuttora improntato a un bipopulismo perfetto, dominato, a destra come a sinistra, da critici e avversari della costituzione liberale dell’Ue e dai principi della società aperta, della libertà e responsabilità economica e della certezza del diritto?
A queste domande ieri hanno provato a rispondere in un dialogo di oltre due ore, organizzato da Italia europea, alcuni interlocutori interessati alle sorti dell’area politica liberal-democratica (in ordine di intervento): Carmelo Palma, Giuseppe Benedetto, Bianca Hermanin, Piercamillo Falasca, Veronica De Romanis, Fulvio Frezza, Sergio Scalpelli, Emanuela Girardi, Emanuele Pinelli, Giulia Pastorella, Luigi Marattin, Alessia Cappello, Marco Campione, Sofia Ventura, Luigi Di Gregorio, Alessandra Senatore, Luca Colangeli, Diana Severati, Cristina Bibolotti e Antonio Santoro.


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