La lezione afghana. Senza una “Europa della sicurezza”, a rischio la sicurezza dell’Europa

di Carmelo Palma –

La discussione sulle “colpe americane” rispetto al fallimento della missione afghana occulta due dati evidenti, ma negati e rimossi.

Il primo è che gli effetti interni e internazionali della presa del potere talebano a Kabul hanno come causa non l’intervento del 2001, ma il ritiro del 2021, considerato inevitabile da tutti i Paesi, compresa l’Italia, che parteciparono alla missione internazionale.

Il secondo è che la situazione internazionale oggi non vede, a maggior ragione dopo il ritiro da Kabul, alcun interventismo occidentale nelle varie aree di crisi, ma al contrario l’intervento massiccio di paesi “non amici” – dalla Cina, alla Russia, alla Turchia – che si spingono fino ai confini europei, come in Libia o Siria, o occupano aree di influenza abbandonate dai Paesi occidentali, proprio perché presidiarle comporterebbe un impegno militare considerato troppo gravoso politicamente e economicamente dai rispettivi elettorati.

Tutto questo dovrebbe consigliare agli stati membri dell’Ue e alle istituzioni dell’Unione di abbandonare questo senso di colpa pavloviano per le cosiddette guerre occidentali – che, comunque le si giudichi, non esistono più – e iniziare a ragionare su come fronteggiare le minacce alla sicurezza interna provenienti da sud e da est. Ben sapendo che se non esisterà concretamente una “Europa della sicurezza” (come esiste un’Europa della moneta) sarà sempre più a rischio la sicurezza dell’Europa.

Molto meglio quindi aprire il dossier dell’esercito comune europeo (complementare alle forze nazionali nel quadro degli accordi Nato), che continuare a parlare delle “colpe americane”, che non c’entrano in ogni caso nulla con le minacce che arrivano dal vicinato orientale, dal medio oriente e dall’Africa.

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