Italia, Libia e barconi. Purtroppo dopo Salvini non è cambiato niente

– di Beatrice Pizzini –

La successione dei governi e il cambio della guardia al Viminale non ha sostanzialmente modificato la gestione del dossier migratorio dal fronte sud del Mediterraneo, malgrado una parziale modifica dei decreti sicurezza.

Già durante il Governo Conte II al blocco degli sbarchi, di grande rilevanza mediatica, era stato sostituita la prassi, assai meno visibile, del fermo amministrativo, per ragioni burocratiche, delle imbarcazioni delle ONG. Il risultato è stato il medesimo, cioè un ostacolo alle attività di soccorso in mare.

Ora risulta inoltre chiaro che la collaborazione con la guardia costiera libica, pesantemente infiltrata e compromessa dalle stesse organizzazioni criminali che guidano gli scafisti, ha portato sotto Lamorgese a un numero di respingimenti in Libia molto superiore a quello realizzato ai tempi in cui al Viminale vi era Salvini, malgrado la Libia non possa considerarsi, da nessun punto di vista, un porto sicuro, come confermato dalla recedente sentenza del Tribunale di Napoli che ha condannato a un anno il comandante della nave Asso28, per avere riconsegnato alla Libia i migranti che aveva soccorso in mare.

La resistenza che i governi sovranisti dei paesi Ue, a partire da Polonia e Ungheria, stanno opponendo a una gestione davvero europea di questa emergenza umanitaria espone certamente l’Italia e la Grecia a una pressione fortissima, ma le dimensioni e le caratteristiche del fenomeno non giustificano in ogni caso una aperta e palese violazione di principi di diritto fondamentali.

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