Guelfi e Ghibellini – Invece di incolpare o lodare la Dad bisognerebbe capire la ragione del flop delle prove Invalsi

Il problema non è la DaD in sé, ma come è stata fatta: abbiamo preso personale scolastico, studenti e famiglie e abbiamo detto loro «nuotate!». Se fossimo un paese serio di fronte alla debacle certificata dai dati discuteremmo di come affrontare le conseguenze delle nostre sconfitte. Parleremmo di qualità dei docenti e della loro formazione iniziale e in servizio e non (solo) di assorbire il precariato, di apprendimento e non (solo) di insegnamento

Mario Draghi è andato a Santa Maria Capua Vetere e in un discorso che a mio parere ben rappresenta l’assunzione di responsabilità di chi ha l’onore e l’onere di governare tra le altre cose ha detto: «siamo qui per affrontare le conseguenze delle nostre sconfitte». Non ha detto che quanto accaduto è responsabilità del ministro Alfonso Bonafede o del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, non ha dato la colpa al Covid, all’Europa, a qualche mela marcia o alle cavallette. Siamo qui: ed è già una notizia; per affrontare: e il verbo dice molto; le conseguenze: che è ciò che sempre dovrebbe preoccupare maggiormente il decisore politico; delle nostre: nessuno scaricabarile; sconfitte: che è la scelta più coraggiosa di tutte, ovvero chiamare le cose per quello che sono, senza edulcorare la pillola e senza assolvere o assolversi.

Nelle stesse ore Invalsi ha presentato gli esiti delle prove standardizzate che vengono somministrate ogni anno agli studenti del II e V anno della primaria, del III anno della secondaria di primo grado (le medie) e del II e V anno della scuola secondaria di secondo grado. Una sintesi la trovate qui. Una sintesi della sintesi? Il Covid ha colpito duro e lo ha fatto in modo diseguale. Un esempio? Il 39% degli studenti del terzo anno delle “medie” non ha raggiunto gli standard minimi in italiano, il 45% in matematica; in quinta superiore la percentuale è rispettivamente il 44% e il 51%; in alcune regioni queste percentuali superano il 60% per Italiano, il 70% per matematica e l’80% per Inglese (listening). Di fronte a questo disastro, avrei voluto vedere dal mondo della scuola (da parte dei decisori, del personale, di noi che di questo ci occupiamo professionalmente) la stessa serietà, schiettezza e onestà intellettuale del Presidente del Consiglio.

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