È militare la principale sfida esistenziale per l’Unione europea

di Carmelo Palma –

Una parte essenziale del braccio di ferro tra Washington e Mosca riguarda gli equilibri politici europei, dentro e accanto ai confini dell’Ue – Polonia, Bielorussia, Ucraina…- oltre che i rapporti con la potenza militare cinese, che le tensioni o gli accordi tra Usa e Russia avvicinano o allontanano dal Cremlino.

La cosa abbastanza evidente è che l’ordine strategico europeo o relativo ad aree ­– il vicinato orientale, il Mediterraneo, il Nord Africa – in cui le tensioni regionali hanno un effetto diretto sulla stabilità europea non vedono le istituzioni dell’Ue protagoniste e spingono per lo più i paesi membri a tentare di ricavare vantaggi nazionali (si pensi alla vicenda Nord Stream 2) nelle pieghe dei conflitti globali.

Si discute da anni, anche prima della presidenza Trump, del riposizionamento strategico degli Stati  Uniti lungo l’asse pacifico e del suo relativo disimpegno dal fronte atlantico. Malgrado tutto, questo non ha al momento comportato significativi passi avanti sul dossier della politica di difesa e di sicurezza europea, se non nella chiave dell’indipendenza, almeno in quella di una relativa autonomia di azione e di risposta europea e di attivazione di strumenti istituzionalmente comunitari.

A dominare sembra essere sempre la persuasione che quella militare non sia – come invece è –  la vera emergenza esistenziale dell’Ue. Non esiste infatti alcuna sfida geopolitica – né economica, né demografica, né ambientale – che l’Europa possa pensare di affrontare illudendosi di essere una sorta di grande Svizzera di 450 milioni di persone, amica di tutti e nemica di nessuno, e protetta dalla propria neutralità.

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