Contro i giovani. È finita quota 100, ma sulle pensioni riparte l’assalto alla diligenza

Di Carmelo Palma –

Quota 100 andrà a scadenza alla fine di quest’anno, dopo avere dato per un triennio un contributo all’aumento della spesa previdenziale, che ha raggiunto nel 2020 il 17% del Pil (il dato più alto d’Europa, insieme a quello della Grecia).

Visto che le eccezioni alla disciplina previdenziale ordinaria suscitano aspettative di ulteriori eccezioni si è aperto un tavolo di confronto tra il governo e le parti sociali per affrontare il nodo del “che fare”.

Tutte le organizzazioni sindacali e la grande parte delle forze politiche (Lega, M5S, PD) escludono di potere semplicemente tornare ai criteri di pensionamento anticipato della riforma Fornero (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 per le donne, fino a tutto il 2026) e di proporre soluzioni di transizione che non accrescano il peso della spesa previdenziale.

L’ipotesi più gettonata, la cosiddetta quota 41 (anni di contributi a prescindere dall’età), secondo l’Inps aumenterebbe la spesa complessiva di oltre 4 miliardi il primo anno, destinati a crescere per gli effetti cumulati negli anni successivi. Un’altra ipotesi è quella di una diversa quota 100, cioè del pensionamento a 64 anni di età e almeno 36 di contributi (anziché 62 anni e 38 di contributi), che costerebbe 1,2 miliardi il primo anno (a crescere nei successivi).

È evidente che per la generalità delle forze politiche la “flessibilità”, che dovrebbe essere realizzata sulla base del bilancio previdenziale esistente, significa semplicemente aumentare il peso delle pensioni sulla spesa pubblica. Scelta che non dà alcun contributo né alla crescita, né all’occupazione e che è letteralmente contro i giovani.

1 commento

  1. Paul in Agosto 2, 2021 il 10:48 pm

    Quanta banalità….
    Spesa previdenziale complessiva delle spese di natura assistenziale non risulta corrispondente al vero.
    Sicuri che la spesa previdenziale è al 17% del PIL?
    Poi si cerca la crescita e si pensa ai giovani…
    Se oggi si va in pensione a 67 anni, domani, un giovane di oggi, ma non più giovane domani, andrà a 75. Questo significa pensare ai giovani?
    Ultima considerazione :la pensione non è un regalo ma frutto dei versamenti di una vita lavorativa…. Basta con quel modo di demonizzarle… Sono soldi dati e che tornano indietro alla spiciolata..I regali in Italia si vedono sovente ma non per i lavoratori…
    Vi è chiaro tutto questo???.

Lascia un commento





alexandre-lallemand-Pcs3mOL14Sk-unsplash

The State of the Union: Von der Leyen rilancia l’UE

esercito europeo

La lezione afghana. Senza una “Europa della sicurezza”, a rischio la sicurezza dell’Europa

admin-ajax.php

Taverna sullo ius soli dice no. Il gioco delle parti sui diritti tra PD e M5S