Perché Italia Europea

Italia europea non è solo uno slogan, ma anche un progetto politico. Farne il nome di una associazione è un programma di lavoro. Il “perché” di una associazione che sceglie di chiamarsi così è nelle ragioni stesse del declino economico e civile dell’Italia.

Quanto più si fa anti-europea, tanto più l’Italia scivola in coda alle classifiche che misurano il benessere di un Paese: reddito pro-capite, crescita e occupazione, tasso di povertà assoluta e relativa.  Il fatto che la retorica antieuropea abbia riscosso così grande successo nella sinistra populista e nella destra sovranista, proprio mentre l’Italia continuava a aggravare il proprio distacco dagli altri Paesi Ue, è la fotografia del dramma politico italiano. È – per usare le parole di Piero Gobetti rispetto alla tragedia fascista – la vera “autobiografia della nazione”.

Se per lungo periodo ha funzionato in termini di consenso una politica anti-europea, non ha mai funzionato in termini di risultato un’Italia anti-europea o non europea, che si allontanava dai principi di diritto della costruzione dell’Ue e che pretendeva di avere un’economia, un bilancio pubblico, una giustizia e uno stato di diritto lontano dagli standard comuni. Convincere gli italiani a individuare nel processo di integrazione europea non una “pietra al collo”, ma un vero “salvagente” non è facile neppure nel momento in cui dalle istituzioni dell’Ue arrivano, via Commissione o BCE, centinaia di miliardi di prestiti e di aiuti per fare fronte alle emergenze politiche e sanitarie della pandemia.

Il paradosso è che l’egemonia culturale anti-europeista perdura anche durante il governo retto da Mario Draghi. Per salvarsi la pelle l’Italia si affida all’Europa e all’italiano più europeo, e quindi più credibile, ma continua a inseguire la chimera di un nazionalismo politico, economico e culturale che è una vera condanna a morte per il nostro Paese.

Per rendere più europea l’Italia, riteniamo inoltre necessaria la presenza di una forza politica liberaldemocratica autonoma, la cui assenza è oggi un’ulteriore eccezione italiana. Una forza politica che si proponga di interpretare in Italia i valori della “costituzione liberale” dell’Ue: libero mercato, società aperta, equità sociale, certezza del diritto, diritti civili e tolleranza. Se l’Italia non “torna” in Europa, non si potrà salvare. Se in Italia non “torna” a esistere una presenza politica liberal-democratica autonoma e distinta dalla sinistra demo-populista e dalla destra sovranista, il progetto di un’Italia europea è destinato a rimanere incompiuto.