Ai confini con la Bielorussia, gli stati Ue sono responsabili di una vera catastrofe politica e umanitaria

di Beatrice Pizzini –

I profughi ammassati ai confini dell’Ue sono usati dalla Bielorussia (e dalla Russia) come strumenti di pressione politica e dalla Polonia come ostaggi di una politica sovranista. Ma sono in primo luogo la cifra della paralisi dell’Unione europea, costretta a mediare tra posizioni, su cui non c’è un “medio” comune, trattandosi di radicali alternative morali, civili e politiche.

Il numero irrilevante di questi presunti “invasori” e le dimensioni dell’Unione basterebbero di per sé a dimostrare che in questa partita il vero rischio non è quello della perdita della sovranità, ma della stessa identità europea.

L’altro aspetto sempre più evidente è che la questione migratoria, più di ogni altro dossier politico internazionale, è ormai considerato ufficialmente incompatibile con il rispetto dello stato di diritto. E tutti gli stati membri dell’Ue sembrano impegnati a determinare o rassegnati ad accettare questa vero e propria catastrofe, densa di conseguenze nefaste per tutti i cittadini europei e non solo per i profughi. 

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